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LABORATORIO DI FOTO-ARTE-TERAPIA “LE FORME DEL SE’”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I LABORATORI :  LIBER-ARTI CREATIVAMENTE RITRATTO E AUTO-RITRATTO LO SCRIGNO DELL’ANIMA  condotti dalla Fotografa e Arteterapeuta Rita Carioti, si tengono da giovedì 28 Febbraio 2019 a giovedì 11 Aprile dalle ore 18:30 alle ore 20:30, presso il Centro Arezzo Factory, in via Masaccio, 6 in Arezzo.

L’ArteTerapia è una materia in cui si attua un percorso dello sviluppo personale, alla ricerca del benessere e dell’equilibrio psico-fisico, favorito e attuato da tecniche, vari materiali artistici e dalla potente creatività, nell’espressione dei propri pensieri vissuti ed emozioni.

L’ArteTerapia, che ha le sue radici nell’Arte e nella Psicoanalisi, utilizza simboli e immagini come mezzo di comunicazione. La FotoArteTerapia utilizza come linguaggio espressivo di base prevalentemente la magica arte della Fotografia, quale immediato diretto e straordinario strumento di creazione, riflessione, rivelazione, profonda consapevolezza, interiore cambiamento, e tangibile crescita.

DESTINATARI

Adulti di ogni età. Non sono richieste conoscenze tecniche in ambito fotografico e artistico. Laboratori a numero chiuso Max 8 persone. E’ richiesta la prenotazione. Ph. 333 1153376.

TECNICHE E MATERIALI

Fotografia – Collage – Disegno – Poesia Visiva – Vari Materiali

APPLICAZIONI

Approccio psicodinamico-creativo: – Nel percorso e nel metodo di indagine introspettiva del Sé. – Apprendimento di nozioni base per una corretta comunicazione. – Sviluppo delle capacità espressive manuali, sensoriali, emotive, e corporee. – Espressività emotiva ed artistica dei propri pensieri ed emozioni. – Stimolazione di creatività e fantasia tramite varie tecniche e sperimentazioni di materiali artistici. – Creazioni di fotografie, collage e immagini artistiche, espresse in simboli comunicabili universali. – Condivisione in gruppo della propria esperienza creativa.

FINALITA’

Intraprendere un percorso per sviluppare ed accrescere le proprie risorse interiori, creative ed emotive, una maggiore consapevolezza di sé e una migliore comunicazione con gli altri. Stimolare inoltre, nel piacere della creazione, condizioni di relax equilibrio e benessere, generando e rafforzando energia positiva e dinamica vitalità e contrastare ansie e stress.

INFO E PRENOTAZIONI

Rita Carioti ph. 333 1153376

www.arezzofactory.org

 

METAMORFOSI DELL’ANIMA – Un viaggio interiore in-tras-formazione

 

Il Centro Diurno Interpersonale del Dipartimento di Salute Mentale, U.F.S.M.A. di Arezzo, Azienda USL, Toscana sud est, presenta la Mostra “Metamorfosi dell’Anima – un viaggio interiore in-tras-formazione”.

Il Centro Diurno Interpersonale del Dipartimento di Salute Mentale, U.F.S.M.A. di Arezzo, Azienda USL, Toscana sud est, presenta la Mostra “Metamorfosi dell’Anima – un viaggio interiore in-tras-formazione” relativa al Progetto-Laboratori Creativi di FotoArteTerapia, ideati e condotti nel 2016-2017 da Rita Carioti, curatrice della mostra. Referenti del Progetto: Educatori Alessandra Guidi e Barbara Abatangelo; Supervisione Dott.ssa Loredana Betti; Responsabile U.F.S.M.A. Arezzo: Dott. Michele Travi. Artisti in Mostra: Alessandro, Barbara, Beatrice, Dariush, Donatella, Tiziana, Juan. Inaugurazione della mostra il 26 ottobre alle ore 18:00. La mostra rimarrà aperta dal 26 ottobre al 18 novembre 2018, negli spazi dell’Atrio d’Onore del Palazzo della Provincia.

Alle ore 16:00, negli spazi della Sala dei Grandi della Provincia di Arezzo, l’inaugurazione della mostra sarà preceduta da una Tavola Rotonda sulla Salute Mentale e sull’ Arteterapia. Relatori: Rappresentanti Amministrazione Comune e Provincia di Arezzo; Dott.ssa Marzia Sandroni, responsabile Ufficio Comunicazione e Marketing USL Arezzo; Dott. Michele Travi, responsabile U.F.S.M.A. di Arezzo; Dott.ssa Loredana Betti, psicoterapeuta DSM; Alessandra Guidi, educatrice DSM; Dott. Cesare Bondioli, presidente Centro Franco Basaglia di Arezzo; Simone Donnari, presidente APIART (Ass. Professionale Italiana Arteterapeuti); Rita Carioti, fotografa, conduttrice dei Laboratori e curatrice della Mostra. Alle ore 18:30 proiezione del video relativo alle attività laboratoriali creative svolte nel 2016-2017.

Nei giorni 27 ottobre e 9 novembre alle ore 16:30 si terranno dei Laboratori gratuiti di Arteterapia aperti al pubblico condotti rispettivamente da Rita Carioti e Marco Tulli. I laboratori sono a numero chiuso max 15 persone, pertanto è richiesta la prenotazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Dipartimento di Salute Mentale (DSM) è l’insieme delle strutture e dei servizi che hanno il compito di farsi carico della domanda legata alla cura, all’assistenza ed alla tutela della Salute Mentale nell’ambito del territorio definito dall’Azienda sanitaria locale. Il DSM è dotato dei seguenti servizi: servizi per l’assistenza diurna: i Centri di Salute Mentale (CSM) servizi semiresidenziali: i Centri Diurni (CD) servizi residenziali: strutture residenziali (SR) distinte in residenze terapeutico-riabilitative e socio-riabilitative servizi ospedalieri: i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC) e i Day Hospital (DH).

E’ opportuno sottolineare l’importanza dell’ampia rete dei servizi territoriali come modello da perseguire nello sviluppo di interventi di comunità. Riguardo al tema della Mostra di Arteterapia, si sottolinea come la creatività viene riconosciuta come importante manifestazione delle risorse innate dell’uomo, quindi strumento di cura soprattutto se integrata in un percorso personalizzato che preveda interventi farmacologici, riabilitativi e psicoterapici. L’attività espressiva artistica è pensata come parte integrante di un progetto di Cura globale che prevede per ogni paziente la messa a punto di progetti personalizzati ed integrati e sottoposti a verifiche e supervisioni periodiche. La scelta di inserire le attività espressive a mediazione artistica come strumento pregnante della cura sorge dalla considerazione che esse possono dare un contributo specifico al progetto terapeutico nel favorire la nascita del significato e delle capacità di simbolizzazione in situazioni cliniche in cui tale deficit è il tratto psicopatologico fondamentale e decisivo ai fini dell’esito del trattamento.

Dott. Michele Travi – Responsabile U.F.S.M.A. Zona Aretina, Casentino, Valtiberina – Azienda Usl Sudest – Toscana

 

Questa mostra e il laboratorio di Arte Terapia di cui è l’esito nasce per merito e direi determinazione di un gruppo di donne che stimo e apprezzo molto, professionalmente e personalmente. Cito per prima Rita Carioti, artista e per diverso tempo conduttrice e animatrice del laboratorio di Arte Terapia che ha visto coinvolti e protagonisti alcuni pazienti, donne e uomini, del nostro D.S.M e di cui oggi vediamo i lavori in mostra; Barbara Abatangelo e Alessandra Guidi, educatrici del nostro Servizio e preziose partecipanti con Rita a tutta l”impresa’. Il fondamentale contributo che Rita, in formazione all’epoca come arte-terapeuta ed esterna al D.S.M , ha dato al nostro lavoro di operatori in Salute Mentale si è incontrato con il nostro bisogno, direi imprescindibile, di avere apporti e ausili dal sociale, dal mondo esterno a noi tecnici ed operatori organici all’Istituzione, per arricchirci con un punto di vista altro e realizzare quella collaborazione senza la quale le nostre prassi risulterebbero troppo auto-referenti, tecnicistiche e forse meno efficaci.

Nello specifico, attraverso le produzioni artistiche che sono esposte in mostra, parlano le persone e non la loro malattia e sorprende e colpisce quante sfaccettature, aspetti mai rivelati prima, combinazioni creative rivelino. L’arte diventa veicolo di sentimenti che spesso proviamo quando siamo di fronte a opere di artisti che ammiriamo e ne avvertiamo la vita, il punto di urgenza nella sua verità e preziosa unicità. La tradizione, antica, del nostro Servizio di aggiungere e arricchire nella cura dei pazienti elementi non precipuamente e soltanto psicoterapici e psicofarmacologici ci ha portati a privilegiare spesso strumenti di lavoro che attingono alla creatività di ciascuno.

Tutto il settore della Riabilitazione Interpersonale, ben rappresentato qui dalle colleghe Abatangelo e Guidi, va nella direzione di implementare e far emergere le aree della personalità tutte, le zone della psiche più danneggiate che liberano così funzioni e cariche energetiche ‘legate’ dalla malattia e talora anche dalle cure e quelle più nascoste, di più difficile accesso. Queste aree, a volte non raggiungibili con la parola, sono preziose per la vita interiore di chiunque, tanto più per le persone sofferenti e se aiutate ad un maggior contatto espressivo con ciò che è stato danneggiato e compromesso, queste stesse persone ne risultano arricchite e trasformate creativamente, proprio a partire dal loro dolore e sofferenza psichica.

Per concludere un auspicio per questa mostra e per chi la visiterà ed è quello che chiunque, visitandola, vedendo le opere esposte, ne avverta l”anima’ e la ‘forma’ e possa condividere con gli autori dei lavori un po’ del loro mondo espressivo e interiore e che possano cadere, almeno per un po’, quelle barriere che troppo spesso ci impediscono di vedere e condividere vite altre, preziose e irripetibili.

Dott.ssa Loredana Betti – Dirigente Psicologo e Psicoterapeuta D.S.M. Arezzo

 

Questa mostra è un evento importante non solo come testimonianza dell’ impegno di operatori e partecipanti al Laboratorio di FotoArteTerapia del DSM di Arezzo ma anche per restituire il senso vero delle attività che vi si svolgono. E’ oramai acquisito che ogni attività riabilitativa, se non vuole essere solo “intrattenimento” – e il suffisso “terapia” accentua grandemente questo aspetto che è proprio delle realtà istituzionali – deve porsi l’obbiettivo di restituire al paziente i suoi diritti formali, la sua contrattualità sociale, relazionale e affettiva (tutto quello che oggi è ricompreso nel termine di recovery) e questo obbiettivo non si può raggiungere se l’attività riabilitativa rimane confinata all’interno di un laboratorio, oggi forse nel “territorio” ma non troppo dissimile dagli antichi ateliers interni alle grandi istituzioni tradizionali. In questi ateliers l’espressione figurativa del malato di mente era considerata solo alla stregua di uno qualunque dei suoi sintomi; come scrive F. Basaglia: “… lo psichiatra, nell’analisi dell’opera del malato, va alla ricerca dei segni che possano rimandarlo a una codificazione, ad una metodologia, capace di spiegare i vari significati, rapportati ad una classificazione di malattia…”: dietro l’espressione creativa non c’è l’uomo, la persona, ma solo il “malato” (che è ciò che interessa alla psichiatria). Ma, prosegue Basaglia “…se davvero la comunicazione fra un’opera e il suo fruitore è un processo di riconoscimento… dell’uomo che l’ha fatta così si dovrebbe parlare sempre di un processo … di ri-costruzione dell’uomo (malato o sano che sia) attraverso l’opera e non di comprensione metodologica dei suoi segni” (Basaglia svolge poi considerazioni analoghe riguardo ad un approccio puramente “estetico”, ma questo discorso ci porterebbe troppo lontani).

Finchè si resta nel chiuso di un laboratorio questo processo di riconoscimento, di incontro di persone è reso difficile quando non impedito dalla sovrastruttura dell’approccio psichiatrico: uscire fuori dall’istituzione è il primo passo per liberarsi (dalla malattia? dalla psichiatria?), ogni processo di riabilitazione/liberazione parte da qui anche attraverso la realizzazione di oggetti simbolici che ne diventano veicolo. Pensiamo al più conosciuto e longevo di questi oggetti: Marco Cavallo (senza dimenticare la Chimera di Arezzo o il Drago di Montelupo) concepito a Trieste nel 1973 e tuttora pellegrino per portare il suo messaggio dove ancora sopravvive il manicomio come nel suo viaggio per la chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari. Scrivono i protagonisti dell’avventura della creazione di Marco Cavallo: “…. fare che il “dentro” (i malati e tutto il mondo del manicomio) si riappropri del “fuori”, del mondo esterno che è chiuso e rifiuta chi sta dentro… non siamo venuti a guarire con l’arte cioè a fare arte terapeutica – che ci sembra pericolosamente equivoca – e neanche siamo venuti per creare noi opere d’arte …”. Parole all’epoca riferite alla realtà manicomiale – forse di più facile lettura ma difficile da aggredire – ma che tuttora si possono applicare a quel quanto di separatezza che affligge i nostri servizi di salute mentale e le loro pratiche sempre a rischio di riprodurre quella che viene chiamata “manicomialità diffusa”. Non stupisca questo richiamo a una memoria che si vorrebbe oramai archiviata nella storia: senza memoria non siamo in grado di comprendere il presente e il rischio di riprodurre (inconsapevolmente?) il passato aumenta: oggi non è più accettabile pensare alla riabilitazione che non sia un processo collettivo che deve coinvolgere la società nel suo complesso.

Ben vengano quindi tutte quelle iniziative che possono, quanto meno, ridurre se non abolire questa distanza tra “dentro” e “fuori”: oggi per tutta una serie di ragioni, non ultima la molteplicità delle sedi che rinforza la difficoltà di conoscerle e poterci entrare dentro, le istituzioni della follia, comprese quelle che sembrano funzionare bene, sono diventate meno conoscibili, più opache, più omologate al paradigma (neo)-psichiatrico. Questa mostra è quindi un passo importante, non solo per conoscere una attività tanto più meritoria quanto più è consapevole, come si evince dalla sua presentazione, delle difficoltà e delle insidie intrinseche al suo operato, ma anche, e soprattutto , perché è una occasione per ri-conoscerne i protagonisti, le persone, uomini e donne, impegnate in un duro cammino di emancipazione e di recovery.

Dott. Cesare Bondioli – Presidente Centro “Franco Basaglia” Ass. Onlus Arezzo

 

Arteterapia e grave disagio mentale: nuovi orizzonti

L’Arteterapia è una disciplina che utilizza i materiali ed il fare artistico come forma primaria di espressione e di comunicazione all’interno della relazione di cura. Promuove le risorse creative di individui e gruppi, per svilupparne il potenziale di benessere personale e sociale. L’Arteterapia trova applicazione in una pluralità di contesti: ospedali, rsa, centri diurni, comunità, carceri, centri di aggregazione, scuole di ogni ordine e grado, ecc. In questi contesti l’Arteterapia, che non è una professione sanitaria e non svolge attività riservata in Italia alle professioni sanitarie, è stata ed è diffusamente utilizzata in ambito istituzionale come risorsa complementare e aggiuntiva, su indicazione e sotto il controllo di dirigenti sanitari, medici, psicologi e psichiatri. APIART è l’associazione di riferimento per i più qualificati Arteterapeuti Italiani. Negli ultimi decenni l’impiego dell’arteterapia nella riabilitazione ha conosciuto un nuovo impulso, legato al maggior rigore metodologico e al numero crescente di lavori scientifici.

Nella recente revisione delle linee-guida per il trattamento della schizofrenia il Sistema sanitario nazionale inglese (NHS) ha confermato che le “art-therapies” rappresentano, ad oggi, uno degli strumenti raccomandati per promuovere, unitamente ai trattamenti standard, la guarigione dei pazienti con grave disagio mentale specie se di età giovane e con prevalenti sintomi affettivi e negativi.

Nell’ambito della Tavola Rotonda, il giorno della inaugurazione della mostra, nella personale relazione, verranno presentati esempi di interventi innovativi sviluppati dal Centro ATLAS Onlus di Perugia nel campo dell’autismo e delle psicosi, con approcci che uniscono arteterapia e tecnologia immersiva. Il Centro ATLAS raccoglie la sfida della “rivoluzione digitale” per far si che i nuovi mezzi multimediali e tecnologici non siano strumenti di isolamento e alienazione, ma veicoli di espressione e relazione profonda stimolando tutti e cinque i sensi e la loro integrazione.

Simone Donnari – Presidente APIART (Associazione Professionale Italiana Arteterapeuti); Responsabile Centro Atlas Onlus – Perugia

 

Questa particolare mostra è frutto dei lavori realizzati dagli utenti del Centro Diurno Interpersonale del Dipartimento di Salute Mentale di Arezzo, relativi al Progetto-Laboratori Creativi di FotoArte- Terapia “Metamorfosi dell’Anima – Un comune e personale viaggio in-tras-formazione” da me ideato e condotto come tirocinante Arteterapeuta nel 2016 e 2017. Scopo del progetto: incentivare e mettere in luce capacità e risorse sane della personalità di ognuno, contrastare il disagio, stimolare esperienze sensoriali ed emozionali, offrire nuovi spunti culturali e punti di vista, per smuovere e consapevolizzare meccanismi interiori obsoleti, al fine di rielaborare e riformulare, la propria realtà interiore, e attuare un graduale processo di cambiamento.

L’Arteterapia, che ha origini nell’Arte e nella Psicoanalisi, utilizza simboli e immagini come mezzo di comunicazione. La creazione di immagini specie quella del Sé, produce una modificazione psicofisiologica complessa che si traduce in un vissuto emotivo profondo, che incide fortemente modo di pensare, di comunicare, di agire, di vivere. In special modo la FotoArteTerapia oltre far emergere pensieri inesprimibili a parole e favorire le dinamiche per un concreto cambiamento, è uno straordinario strumento di riflessione e di crescita. Nell’applicazione della tematica della Metamorfosi, con l’uso dei materiali artistici, le tecniche di FotoArteTerapia e la potente dinamicità creativa, espressa soprattutto tramite l’interpretazione e la realizzazione della Fotografia, l’artista si è inoltrato in una variegata ricerca introspettiva lungo un articolato viaggio esperienziale, reale ed immaginario, che lo ha portato in divenire, ad una maggiore consapevolezza del Sé e del possibile Altro, e infine, ad un tangibile rinnovamento.

Con le numerose e pregevoli opere prodotte, dense di pensieri ed intense visioni, nel 2018 si è pensato di allestire una esposizione, per completare il ciclo formativo artistico, e per permettere di acquisire un ulteriore linguaggio simbolico con specifici riferimenti universali, creati in un aggregante unica opera collettiva. Ma soprattutto, imparare ad esporsi, rivelarsi e mettere a nudo la propria immagine e gli intrinseci significati, nell’incontro reale con il proprio fruitore, diviene un efficace modo per allenare le abilità relazionali e creare punti di contatto, in un dinamico ampio spazio di comunicazione, riflessione, fluente dialogo e costruttivo confronto. L’ideale viaggio interiore effettuato, nel reale percorso della mostra, ha la struttura di un labirinto, in cui i singoli argomenti trattati, rivisitati e re-interpretati, vengono proposti in forma tridimensionale e supportati da nuovi elementi connotativi creati ad hoc, che nell’insieme, restituiscono un originale, surreale e suggestivo scenario, ricco di autentici, riflessivi e profondi significati.

Rita Carioti – Fotografa, Arteterapeuta conduttrice dei Laboratori e Curatrice della Mostra

 

ARTE E PSICHIATRIA – Riflessi e Riflessioni

La multimediale mostra storico-antologica “Arte e Psichiatria – Riflessi e Riflessioni” organizzata dal Centro Culturale ArtCamera, in collaborazione con il Centro per la Salute Mentale Franco Basaglia, la Provincia, il Comune, la Presidenza del Consiglio Comunale e la Università di Arezzo, esposta nel Loggiato del Palazzo del Comune, a cura di Rita Carioti, nasce in occasione della ricorrenza del trentennale della approvazione della Legge 180, e la conseguente chiusura dei manicomi. L’intento preposto è quello di illustrare, in un cronologico percorso temporale, i vari aspetti della vicenda che vede come protagonisti persone con disturbi di salute mentale, mettendo in evidenza, e a confronto, la condizione dei malati negli Ospedali Psichiatrici prima e dopo la Legge 180. Questa specifica tematica viene ampiamente approfondita nel Convegno “Memoria e attualità: tre giornate aretine per la salute mentale” nei giorni 26 – 27 – 28 marzo 2009 nella Sala dei Grandi del Palazzo della Provincia di Arezzo dove intervengono autorevoli Rappresentanti Istituzionali locali, nazionali ed internazionali, che rendono inoltre onorificenza ad Agostino Pirella, ex Direttore dell’O. P. di Arezzo, per gli innovativi metodi sostenuti ed applicati verso i degenti. Viene inoltre inaugurato il “Monumento dedicato alle vittime dei manicomi”, opera scultorea degli artisti Matteo Maggio e Paolo Bacci, vincitrice del Concorso indetto dal Centro Franco Basaglia, ubicata nell’ex Ospedale Psichiatrico di Arezzo, attuale sede Universitaria, alla presenza delle Autorità Istituzionali.

La mostra viene inaugurata il 25 Marzo 2009 nella Sala del Saracino del Palazzo Comunale, con una proiezione Video, montato da Giacomo Piazzesi, concernenti suggestive e significative personali o dirette testimonianze di esperienza vissuta, sulla tematica della psichiatria, alla presenza di Bruno Benigni, Galileo Guidi, Emanuela Caroti, Giuseppe Caroti, Camillo Brezzi, Aldo D’Arco, Franco Scarpa, Maika Cavarretta, e la sottoscritta, i quali intervengono in un breve seminario introduttivo di presentazione.

Il filo conduttore della narrazione di questo percorso in mostra è il linguaggio dell’Arte, che viene applicato sia come strumento documentaristco, sia come mezzo di espressività personale.. Lo storico reportage dei maestri Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, frutto della diretta collaborazione con il rivoluzionario Medico Franco Basaglia, illustra la triste e disumana condizione in cui i degenti vivevano negli Ospedali Psichiatrici di Gorizia, Ferrara, Parma e Firenze, nel 1968. Le foto, edite nel premiato libro “Morire di Classe”, sono state realizzate volutamente per alzare un grido di denuncia e sensibilizzare l’opinione Istituzionale, e per la prima volta anche quella pubblica. Queste foto hanno senza dubbio contribuito, dieci anni dopo, all’ applicazione della riforma della legge proposta dello stesso Basaglia. Nello specifico territorio aretino e provincia, nelle foto di Ferdinando Rossi, si può osservare la realtà dei malati nell’ex O.P. di Arezzo tra gli anni 1977 e 1984, nel percorso che segue la chiusura del manicomio e il graduale superamento dello stesso, nel tentativo di costruire una nuova realtà individuale e sociale e l’inseriemnto nelle “case famiglia”, supportati dai nascenti Servizi di Igiene Mentale, attuali U.S.L.

Nella successiva contenutistica evoluzione, la realtà odierna viene invece illustrata dalle opere realizzate da persone con disturbi mentali che praticano i Laboratori delle Attività Artistiche coordinati da Medici e operatori dei Dipartimenti di Salute Mentale di Arezzo, Firenze ed Empoli, in collaborazione con specialistiche Associazioni, quali “La Tinaia” in seno all’O.P. San Salvi di Firenze fondata nel lontano 1975, e lo “Studio Giambo” di Firenze che opera con l’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Montelupo fiorentino dal 1986. Insieme applicano le attività di “Arte-terapia” nei laboratori di disegno, pittura, scultura, ceramica, legno, poesia, teatro, musica, danza e molto altro, come efficaci metodologie di recupero, sostegno e supporto terapeutico, in quanto considerati rivelatori mezzi espressivi ed eccellenti veicoli che migliorano le componenti psicologiche socio-relazionali del soggetto rendendolo maggiormente consapevole del proprio “essere”. A tutti questi artisti, rivolgo un sentito pensiero di ammirazione per le pregevoli opere da loro realizzate, alcune esposte in questa mostra, altre in mostre permanenti di prestigiosi Musei europei tra cui quello di Losanna.

Una sezione di opere è dedicata a Livio Poggesi, artista toscano unanimemente riconosciuto, affetto da significativi disturbi mentali, che ha trovato nell’Arte un importante modo per esorcizzare le sue oscure fantasie, e dove sovente, o scrivendo o dipingendo amava rifugiarsi. Una sezione isolata è dedicata alla disabilità fisica – non da meno trascurabile in fatto di ripercussioni psicologiche e consequenziali disagi che ne possono comportare – rappresentata dalla giovane Simona Atzori, artista affermata, definita “l’angelo con le ali ai piedi” la quale, nonostante sia nata senza braccia, ha trovato nell’Arte della pittura e della danza, che ha entrambi iniziato a praticare sin da bambina, una insostituibile ragione di vita. Un grande insegnamento dunque, sul quale in mostra, davanti alle foto che la ritraggono mentre danza o dipinge, certamente non si può fare a meno di soffermarsi a riflettere.

Correlato alla mostra, l’evento dello spettacolo “Festa di Matrimonio” nato nel laboratorio teatrale e musicale del DSM – Asl 8 di Arezzo in collaborazione con la compagnia Diesis Teatrango. Il premiato spettacolo, che vede coinvolte 11 persone in maggioranza disabili mentali, è visibile al Teatro Aretino di Arezzo il 26 Marzo.

Tutto ciò dunque per riaffermare la “possibile” alternatività, che Franco Basaglia aveva precursoriamente intuito e fortemente sostenuto, di contro ai disumani sistemi terapeutici applicati in passato, e purtroppo in buona parte del mondo – Italia inclusa – ancora oggi. Questa mostra intende dare nuova luce alla preconcetta “visione” immaginativa del folle, spesso demonizzato, maltrattato o emarginato, che invece come ampiamente dimostrato è dotato di profonda sensibilità e straordinarie, spesso geniali, intrinseche potenzialità. Si vuole inoltre sensibilizzare quella classe medica che “incomprensibilmente” non “riconosce” questa palese realtà, convinta nella propria “indefinibile “ coscienza, che tra i migliori metodi per curare una mente umana vi sono quelli della contenzione e dell’Elettroshock. Vorrei concludere rivolgendo un rispettoso sentito pensiero a tutti i malati di mente, specie quelli raffigurati in mostra in alcune immagini, anche se di indubbia bellezza estetica, in così spiacevoli circostanze, la cui esposizione è unicamente al fine di creare vetrina di profonda riflessione della memoria storica, affinché quanto successo in passato possa non ripetersi più. Un pensiero di grande ammirazione a Franco Basaglia, al quale insieme ai malati è dedicato questo evento, ringraziandolo, anche a nome di molti, per quanto ha fatto e lasciato in eredità.

Rita Carioti

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AREZZO – La mostra multimediale storico-antologica “Arte e Psichiatria. Riflessi e riflessioni” del centro culturale ArtCamera in collaborazione con le istituzioni della città di Arezzo è certamente da segnalare sia per la qualità degli artisti presenti (tra cui i fotografi Gianni Berengo Gardin e Paola Cerati) che per il tema che affronta, che è quello del disagio psichiatrico visto con “altri occhi”.

Fino al 15 aprile la mostra è in esposizione presso il Loggiato del Palazzo Comunale di Arezzo, in Piazza della Libertà n. 1.

Abbiamo rivolto alcune domande alla curatrice della mostra, Rita Carioti.

La follia è spesso pensata come il contrario di normalità. Ma anche l’evento estetico, sia nella sua produzione che fruizione, è qualcosa che non è riconducibile ad una ragione. Cosa accomuna arte e psichiatria?

Rita Carioti – Possiamo dire che l’Arte, intesa come sintetica iconografia semantica, nasce in primo luogo nei reconditi e labirintici sentieri della Psiche. Ogni artista che si trova nella condizione del creare una opera che ha in sé un contenutistico e universale significato, non può esonerarsi dal contatto con la propria interiorità, dove la propria soggettiva latente immaginazione, nella sofferenza o nel piacere, trova sovente humus vitale per modellare e cristallizzare oggettivamente la propria interpretazione. Nel fare ciò esercita una libertà incondizionata. Un atteggiamento simile a quello in cui un individuo definito “folle” esprime la propria condizione psichica, in quanto fuoriesce dai “normali” parametri o limiti preposti dalle regole sociali, o talvolta si esprime in modo del tutto anomalo non sempre accessibile. La Psichiatria è una componente specifica della Psiche che subentra e si sviluppa in vari modi. In molti casi l’Arte, per colui che soffre di disturbi mentali, è una dimensione che serve come efficace terapia riabilitativa e di sostegno in quanto l’individuo ritrova la propria naturale ed autentica dimensione espressiva che lo aiuta a riformare una propria dignità personale, spesso perduta nei travagli della sofferenza della malattia. In tal senso l’Arte e la Psichiatria hanno certamente molto in comune.

Il malato psichiatrico è qualcosa di ingombrante, che fino a poco tempo fa veniva nascosto in vere e proprie carceri. Cos’è cambiato?

Rita Carioti – Credo che tutti coloro che soffrono di una malattia grave e non autosufficiente possano essere considerati “ingombranti” – se così li vogliamo definire. Il malato di mente è un caso specifico a parte, in quanto, a differenza di altre malattie precisamente riconoscibili, è stato relegato e considerato per molto tempo, un soggetto di “indefinibilità diagnostica” spesso considerato irrecuperabile, pertanto emarginato e relegato all’abominevole condizione vitale puramente “vegetativa” o cavia di disumani metodi applicativi terapeutici basati sulla contenzione. Una svolta la fornisce trenta anni fa il pionieristico e straordinario psichiatra Franco Basaglia il quale intuisce che : “ …la follia è una condizione umana. In noi esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia. Invece questa società riconosce la follia come parte della ragione, e la riduce alla ragione nel momento in cui esiste una scienza che si incarica di eliminarla. Il manicomio ha la sua ragione di essere perchè fa diventare razionale l’irrazionale. Quando qualcuno è folle ed entra in manicomio, smette di essere folle per trasformarsi in malato. Diventa razionale in quanto malato. Il problema è come sciogliere questo nodo. Superare la follia istituzionale e riconoscere la follia là dove ha origine, come dire, nella vita.”. I nuovi metodi sperimentati e applicati verso malati di mente da Basaglia dimostrano che può esserci una reale alternativa, come egli stesso afferma – “ …la cosa importante è che abbiamo dimostrato che l’impossibile diventa possibile. …abbiamo dimostrato che si può assistere la persona folle in un altro modo, e la testimonianza è fondamentale. Non credo il fatto che un’azione riesca a generalizzarsi voglia dire che si è vinto. Il punto importante è un altro, è che ora si sa cosa si può fare.” – tanto che nel 1978, dopo circa dieci anni di lotte sostenute da molti altri medici, la Legge 180 che lui stesso propone in Parlamento, viene approvata e consolida la chiusura definitiva dei manicomi. Mi pare quindi che sia cambiato molto, anche se ancora molto resta da fare

Com’è nata l’idea della mostra?

Rita Carioti – L’attuale mostra “Arte e Psichiatria – Riflessi e Riflessioni” si può considerare uno specifico approfondimento della precedente mostra multimediale (fotografia, pittura, disegno, scultura, musica e poesia) di sedici artisti, dal titolo “Arte e Psiche – Iconografie immaginarie e dissertazioni poetiche dell’inconscio” da me ideata e curata, ed esposta tra il mese di dicembre 2008 e Gennaio 2009 nell’Atrio d’Onore del Palazzo della Provincia di Arezzo. La tematica della Psiche veniva espressa e rappresentata nei “micro-cosmi” dei singoli autori creati in vari e differenziati aspetti e forme tra cui il sogno, i sentimenti, la fantasia, l’introspettività ed altro. Ma vi era un aspetto che ritenevo molto importante da non trascurare che era l’aspetto psichiatrico. Pertanto ho voluto fortemente coinvolgere il Presidente del Centro di Salute Mentale “Franco Basaglia” di Arezzo dott. Bruno Benigni, come ideale rappresentante del Centro, in quanto attivo sostenitore della validità dell’Arte nell’ambito psichiatrico, anche per consolidare lo specifico contenuto espresso nella splendida opera di una fotografa-psicologa, “Il manichino folle”, riproposta poi nell’attuale mostra. La sinergia trovata ed espressa dal Dott. Benigni, ha esaudito la richiesta di creare una nuova specifica mostra sull’Arte e la Psichiatria, vista anche la ricorrenza del trentennale dell’approvazione della legge 180. L’attuale mostra, diviene parte integrante di un ampio progetto realizzato dal Centro “Franco Basaglia” con la collaborazione degli Enti Istituzionali del Comune, Provincia e Università di Arezzo e Regione Toscana, che comprende il Convegno Internazionale “Memoria e Attualità” tenuto nella Sala dei Grandi del Palazzo della Provincia, la messa in opera di un “Monumento in omaggio alle vittime dei manicomi”, il primo al mondo, ubicato negli spazi dell’ex Ospedale Psichiatrico di Arezzo, attuale sede Universitaria, ed altre iniziative.

Si è parlato anche delle vittime dei manicomi e del genio di Franco Basaglia. Cosa ne pensa e cosa è emerso dai dibattiti?

Rita Carioti – E’ difficile sintetizzare in poche parole quanto è emerso nella sede di un Convegno durato tre giorni in cui ha visto la partecipazione di molti illustri relatori. Tuttavia si può sintetizzare dicendo che a livello Europeo viene sostenuta e confermata l’attualità del pensiero del Grande Franco Basaglia che vede l’attività applicativa per l’assistenza dei malati di mente certamente fuori dai manicomi. Emerge inoltre la volontà di orientare le metodologie terapeutiche applicative non verso i metodi coercitivi, (purtroppo ancora oggi nel mondo, Italia inclusa, vi sono luoghi dove viene praticata la contenzione e l’Elettroshock) ma piuttosto sempre maggiormente orientati verso quei metodi di sostegno che possano aiutare alla espressività del malato ed al recupero della consapevolizzazione e la dignità del proprio “essere”, tra i quali certamente l’Arte-terapia è tra i maggiormente apprezzati.

Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin sono stati un po’ il fiore all’occhiello dell’iniziativa. Vuole commentare?

Rita Carioti – Certamente due grandi maestri della fotografia come Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin non possono essere che considerati i protagonisti di questa variegata vetrina espositiva, non solo per la toccante bellezza estetica con la quale hanno documentato una tematica così delicata, ma soprattutto perché a mio avviso sono stati anche loro dei coraggiosi e rivoluzionari protagonisti di quel lungo e faticoso percorso che ha portato alla conquista e all’affermazione di giusti ideali a sostegno dei diritti umani, nello specifico dei malati di mente. Dalla mia personale eclettica esperienza di fotografa, sostengo che la fotocamera, in mano al professionista fotografo è uno strumento molto versatile, che può essere utilizzato come mezzo di espressività artistica, ma anche come un potente ed efficace mezzo documentaristico di denuncia di scomode realtà sociali. Lo hanno fatto in passato altri fotografi come Tina Modotti, Robert Capa, Dorothea Lange, William Eugene Smith, Diane Arbus ecc. In Italia Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin nel 1968, dieci anni prima della applicazione della Legge 180, hanno realizzato per la prima volta, per volontà e con la collaborazione di Franco Basaglia, una documentazione, nei manicomi di Parma, Gorizia, Firenze e Ferrara, che oggi viene considerata storica, laddove nessuno prima aveva messo mai piede e hanno rivelato pubblicamente nei propri scatti l’ indecente condizione di vita dei degenti, tenuta sin allora volutamente nascosta. Credo che le immagini esposte in questa mostra, editate nel 1968 da Einaudi nel premiato libro “Morire di Classe”, così come afferma lo stesso Gianni Gerengo Gardin in una intervista rilasciata a Rossella Bigi, in parte pubblicata nel catalogo della mostra, siano certamente state determinati alla sensibilizzazione Istituzionale e Sociale al fine della approvazione della legge 180, pertanto le ho volute come protagoniste in mostra. Dopo di loro in molti hanno seguito le loro orme, tanto che in un’altra sezione negli scatti di Ferdinando Rossi si può osservare un altro scorcio di storia che raffigura la realtà manicomiale dell’O. P. di Arezzo tra gli anni 1977 al 1983, in un graduale percorso che segue la chiusura del manicomio e il superamento dello stesso dei malati, nel tentativo di costruzione di una nuova vita individuale e sociale con l’inserimento nelle case-famiglia con il supporto dei nascenti Servizi di Igiene Mentale, attuali U.S.L.

La realtà odierna viene rappresentata dalle opere dei realizzate da persone con disturbi mentali che praticano le Attività Artistiche nei laboratori di Arte-terapia, che medici e operatori dei Dipartimenti di Salute Mentale di Arezzo, Firenze ed Empoli in collaborazione con specialistiche Associazioni, applicano come nuove ed efficaci metodologie di supporto terapeutico, recupero e sostegno, in quanto si rivelano efficaci veicoli che migliorano le componenti psicologiche socio-relazionali del soggetto. L’intento di questa mostra è soprattutto quello di riaffermare la “possibile” alternatività ai disumani sistemi terapeutici applicati in passato e ridare nuova luce alla preconcetta “visione” immaginativa del folle, spesso demonizzato, avvilito o emarginato, che invece, come ampiamente dimostrato, è dotato di profonda sensibilità e straordinarie spesso geniali intrinseche potenzialità. Si vuole inoltre sensibilizzare quella classe medica, che ancora oggi non “riconosce” questa palese realtà, convinta ancora oggi nella propria “indefinibile” coscienza che tra i migliori metodi per curare una mente umana vi sono quelli della contenzione e dell’Elettroshock.

Com’è stata la risposta del pubblico?

Rita Carioti – Sia nella mostra “Arte e Psiche” che in questa di “Arte e Psichiatria” sono rimasta e sto rimanendo colpita e piacevolmente stupita, del favorevole consenso, sia di affluenza sia di interesse ad entrambe le tematiche, emerso dai molti fruitori, in gran parte addetti ai lavori, molti cultori della sfera dell’anima e della profondità contenutistica del vivere, ma non mancano i semplici curiosi che timidamente si addentrano in insolite e non convenzionali tematiche. Ci sono state richieste di Insegnanti che hanno espresso l’intento di riproporre la tematica nelle classi e approfondirne certi aspetti emersi durante i video proiettati il giorno di presentazione e inaugurazione della mostra. Altre nuove collaborazioni stanno nascendo da alcune Associazioni locali che praticano l’Arte-terapia di concerto con i D.S.M. che, stimolati da questa imponente mostra, vorrebbero dare luce anche ai prodotti realizzati dai loro utenti. Credo quindi di essere riuscita, nel mio primario intento, che è quello di creare, in ogni mostra che realizzo, un fondato reale interesse quale momento di riflessione, incontro e confronto per una attività rigenerativa, e talvolta per suscitare stimolo per una nuova e costante forma espressiva, il cui comune filo conduttore, è l’unico diretto ed autentico linguaggio universale dell’Arte.

a cura di Paolo Ferrante Centro Studi ASIA

 

ARTE E PSICHE – Iconografie immaginarie e dissertazioni poetiche dell’inconscio


16 autori in mostra: pittori, scultori, fotografi e poeti. L’esposizione e’ concepita come una grande camera onirica, formata di tanti microcosmi quanti sono gli artisti partecipanti, che divengono anche mediatori e specchi della nostra attuale, specifica e variegata identita’ sociale.

Il Centro Culturale ArtCamera, propone una nuova mostra tematica dal titolo “ARTE E PSICHE – Iconografie immaginarie e dissertazioni poetiche dell’inconscio” che si tiene nel prestigioso spazio dell’Atrio d’Onore del Palazzo della Provincia di Arezzo, dal 27 dicembre 2008 al 24 gennaio 2009. I sedici artisti in mostra, pittori, scultori, fotografi e poeti, di elevato livello e acuta sensibilità: Rita Carioti – Laura Cirenei – Andrea Gasparro – Chiara Greci – Alessandro Marrone – Tommaso Musarra – Fabio Nucci – Giacomo Piazzesi – Sergio Poddighe – Andrea Roggi – Laura Serafini – Paolo Tranchina – Francesco Verdi – Patrizia Buracchi – Patrizia Fazzi , in questa intrigante tematica che vede protagonista la pura essenza della sfera interiore, quale dimensione alta del “sentire”, nelle proprie identificazioni e differenziate forme artistiche, si esprimono comunemente nel più ancestrale, puro ed autentico linguaggio comunicativo dell’anima e della psiche, cioè il proprio Io, quale nucleo centrale intorno al quale, l’intelletto dell’artista crea e l’anima modella la propria opera, e il proprio più profondo pensiero. L’interiorità dell’animo umano viene esplorata nel corso della storia dell’arte a partire dal Romanticismo, periodo in cui alcuni artisti si addentrano in questa dimensione della realtà umana sempre esistita, ma di cui non si è avuta per lungo tempo coscienza precisa. I romantici continuano tuttavia a rapportare lo sguardo verso il profondo con il mondo esteriore, proiettandolo cioè nell’aspetto prevalente della natura.

Tra gli esempi di eccezione pionieristica della trattazione della tematica, spicca sia lo straordinario connubio artistico tra il poeta Dante Alighieri e il pittore Sandro Botticelli, che illustra le tavole della Somma e Universale Divina Commedia, sia il pittore fiammingo Hieronymus Bosch che nell’enfasi di una esoterica visionaria carica percettiva, crea ambigue e bizzarre rappresentazioni dell’umanità, di cui è interessato a rappresentare, in una immateriale e quasi onirica interpretazione, la convivenza del bene e del male. E’ tuttavia nel corso del XX secolo che si assiste alla creazione di forme atte a rappresentare la parte oscura della coscienza, di quell’inconscio ampiamente teorizzato nello stesso periodo da Sigmund Freud, padre della psicoanalisi, e in seguito da C. Gustav Jung, Eric Fromm, James Hillman e altri. Grazie alle loro ricerche psicoanalitiche il sogno e l’onirico entrano nell’universo costitutivo dell’arte, non come fantasie allegoriche o stravaganti come nel passato, ma come diretta espressione dell’inconscio, portato così alla luce dalla profondità dell’Io, ponendo l’attenzione alla dimensione dell’uomo, che oltrepassa la sua realtà ordinaria e percepibile con gli strumenti della logica. In tal senso, la psicoanalisi, nel suo compito di liberazione, è svelamento delle forze occulte dell’inconscio. In questo atteggiamento programmatico si riconosce il tentativo di saldare la realtà storica con quella onirica, allo scopo di liberare tutte le potenzialità espressive della natura umana.

In modo prevalente è il movimento Surrealista che, riunito attorno alle idee di André Breton, propone e fornisce immagini fortemente suggestive in grado di fissare sulla materia i dettami imposti da quell’interiorità che scaturisce manifestandosi allo stesso modo nell’arte come nel sogno. I surrealisti tentano la rielaborazione in chiave creativa del pensiero psicoanalitico, ma hanno anche come obiettivo ultimo un mutamento nella presa di coscienza di sé e della e della società. Spicca tra i molti, la stra-ordinaria visione poetica del pittore francese Renè Magritte. Un isolato originale ed insolito linguaggio di rappresentazione psichica lo propone il geniale incisore e grafico Maurits Cornelis Escher, che basandosi su concetti matematici, ed esplorazioni sull’infinito e dall’osservazione sulle stranezze della percezione e della prospettiva, crea fantastiche e suggestive costruzioni spaziali impossibili, in movimenti o rappresentazioni chiusi in un perpetuo ciclo infinito. Il contributo fornito dal movimento surrealista all’arte contemporanea è di fondamentale importanza perché avvia un percorso ancora inesplorato e che si svilupperà nel tempo, nella sua massima espressione poetica, nella tecnica della scrittura automatica nell’Action Painting americana, e che approderà fino alle più recenti e nuove forme espressive contemporanee.

Per trasmettere a fondo il proprio pensiero riguardo al genio e al cuore, nel tentativo di scoprire il significato del proprio mistero invisibile, l’artista, prima ancora della ragione, volge il movimento all’interno di se, immergendosi in una lunga e spesso travagliata avventura emotiva. La costante, insaziabile e meticolosa ricerca, lo rende errante pendolare dell’essere in profondi e tortuosi labirintici percorsi interiori, vagando con l’anima cautamente come equilibrista in bilico tra mille incertezze, e costantemente sospeso tra il conscio e l’inconscio, amore e psiche, realtà e sogno, nella vana speranza di finale approdo, quale rivelazione, dell’oscuro enigma e supremo mistero della vita e della morte. In una differenziata e non convenzionale modalità scenografica di rappresentazione delle opere, la mostra viene immaginata e concepita come una grande camera onirica, formata di tanti microcosmi quanti sono gli artisti protagonisti, che divengono anche mediatori e specchi di riflesso e riflessione della nostra attuale, specifica e variegata identità sociale. Nell’insieme ne scaturisce una interessante e costruttiva osservazione, in un variegato, suggestivo e forse immedesimativo confronto.

La mostra è preceduta, nel giorno stesso della inaugurazione, da un breve Seminario introduttivo per permettere di dare voce e meglio ampliare e condividere specifici aspetti relazionali della tematica Arte e Psiche. In esso verrà accentuato il punto di vista filosofico dal Prof. Ferdinando Abbri e quello storico-artistico dal Prof. Fabrizio Fabbrini (entrambi Ordinari nell’Università di Siena) e dal Prof. Simone Zacchini (Ricercatore nell’Università di Siena e musicologo), i quali hanno reso testimonianza nei propri saggi in questo catalogo. Inoltre per evidenziare una spesso dimenticata o trascurata sfera della psiche, quella del disagio mentale, ho fortemente voluto coinvolgere il Dott. Bruno Benigni Presidente del Centro per la Salute mentale “Franco Basaglia” di Arezzo, il quale esporrà assieme al Prof. Paolo Tranchina (psicanalista, studioso di simboli e archetipi) differenti aspetti della complessa realtà di chi soffre quei disagi e i concreti rimedi o sostegni da apportare, uno dei quali è certamente l’attiva applicazione dell’arte non solo come espressiva forma liberatoria ma anche come efficace terapia. Interverrà inoltre l’Assessore alla Cultura della provincia di Arezzo Emanuela Caroti.

Rita Carioti – Presidente Centro Culturale ArtCamera